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"Zone franche".....Barletta non c' è!!!
Via libera alle prime 22 «Zone Franche Urbane» da parte del ministro dello Sviluppo Economico. Mercoledì prossimo Claudio Scajola alla presenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi firmerà i relativi contratti con i sindaci dei 22 Comuni interessati. Lo rende noto il ministero ricordando che «l'iniziativa, che si inserisce nell'ambito del piano straordinario del Governo per il Sud, è volta a rilanciare quartieri caratterizzati da degrado socio-economico stimolando la nascita di piccole e microimprese attraverso esenzioni fiscali e previdenziali per vari anni, favorendo così la formazione di migliaia di posti di lavoro.
Le zone franche, selezionate sulla base di una serie di indicatori, sorgeranno a: Catania, Gela, Erice (Sicilia), Crotone, Rossano e Lamezia Terme (Calabria), Matera (Basilicata), Taranto, Lecce, Andria (Puglia), Napoli, Torre Annunziata e Mondragone (Campania), Campobasso (Molise), Cagliari, Iglesias e Quartu Sant'Elena (Sardegna), Velletri e Sora (Lazio), Pescara (Abruzzo), Massa Carrara (Toscana), Ventimiglia (Liguria).
fonte www.ilsole24ore.com
Il programma delle “zone franche urbane” era parte della Finanziaria 2007 del Governo con l' istituzione di un apposito Fondo di 100 milioni di euro ripartiti negli esercizi 2008 e 2009 messo a disposizione, cofinanziando il 50% con l' intervento delle Regioni, per favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano di aree e quartieri degradati delle città del Mezzogiorno. Un intervento che prevedeva agevolazioni fiscali e contributive, con un credito d'imposta fisso sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato, un esonero per cinque anni dalle imposte sul reddito d'impresa, sui fabbricati e forse un abbattimento dell'Ici, oltre alla concessione di forme di agevolazione per la nascita di nuove attività.
Le Regioni avrebbero perciò dovuto concordare con i Comuni interessati quelle aree in cui si doveva avviare la sperimentazione di questi nuovi strumenti. In tutto i Comuni erano 15, divisi per le otto regioni meridionali.
La scelta è così avvenuta in base al grado di disagio socio-economico delle zone interessate e in base alle potenzialità di sviluppo delle stesse, attraverso, ad esempio, progetti di recupero di aree un tempo già oggetto di lavori di tipo industriale e commerciale o allo sviluppo di contenitori culturali.
Una grossa opportunità, insomma, che ancora una volta Barletta si lascia sfuggire con non poco rammarico, visto che il proprio territorio non solo rientrava a pieno titolo nei canoni previsti dal programma ma, sopratutto, per la propria storia e per la attuale situazione di perenne stallo economico-occupazionale in cui la città versa, avrebbe certamente dato una grossa boccata d' ossigeno al lento rimettersi in carreggiata dell' economia locale.
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categoria: barletta, locale, regione
Quella strage scomoda che conoscono in pochi
da www.ilgiornale.it
Come ogni anno ci apprestiamo alla commemorazione dei duecento bambini rimasti uccisi in un bombardamento, durante la Seconda Guerra Mondiale, nella loro scuola elementare nel quartiere di Gorla; e come ogni anno ho la sensazione che questa tragedia sia conosciuta ancora troppo poco. Forse scontiamo troppi anni di silenzio, nei quali Gorla probabilmente era considerata una strage «scomoda» da ricordare e per troppo tempo Gorla per molti milanesi è stata solo una fermata della linea rossa della metro. Quel 20 ottobre 1944 una formazione aerea angloamericana sganciò le bombe su una zona abitata del Milanese, priva di qualsiasi obiettivo militare. Uno degli ordigni si abbatté sulla scuola elementare «Francesco Crispi». Sotto le macerie rimasero 205 bambini e il corpo docente. È assurdo constatare che i colpevoli di questa strage, benché conosciuti, non siano mai stati processati. Ogni anno, il 20 ottobre, a Gorla viene celebrata la messa davanti agli abitanti e agli alunni che ora frequentano la «Francesco Crispi», alla presenza delle istituzioni: è un doveroso omaggio alle vittime di quel feroce bombardamento, in quanto è giusto ricordare con pari dignità tutte le vittime di un periodo storico che non può e non deve passare al vaglio di una morale e di una storiografia a geometria variabile. Ma forse è ancora troppo poco. Bisognerebbe infatti fare in modo che in tutte le scuole d’Italia i piccoli martiri di Gorla vengano ricordati come monito, affinché ci sia l’impegno di tutti per far diventare la sicurezza degli studenti una priorità. Infatti anche in tempo di pace troppo spesso si verificano tragedie causate da calamità naturali o da crolli negli edifici scolastici ed è assurdo che nei banchi di scuola si possa trovare la morte. Per questo proporrò al ministro Gelmini che il 20 ottobre diventi la Giornata dedicata alla Sicurezza degli studenti nelle scuole. Un modo per rendere omaggio alle piccole vittime di Gorla, tutelando la sicurezza dei bambini nelle loro scuole.
*Vicepresidente Commissione Cultura Camera
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categoria: italia, guerra, tragedia, ricordo, 1944

Dal Gennaio 2010 acqua più cara in Puglia.
da www.lagazzettadelmezzogiorno.it 
Aumenta in Puglia il prezzo dell’acqua da 1,31 euro a 1,44 al metro cubo a partire dal primo gennaio 2010. Se ne parlava ormai da oltre un anno e veniva considerata una delle condizioni imprescindibili per poter piazzare somme significative sulla partita degli investimenti indispensabili all’ammodernamento della rete infrastrutturale dell’acquedotto pugliese.
Ancora oggi, infatti, nonostante l’avvio di una serie di lavori, le perdite di rete (l’acqua dispersa lungo la strada, insomma) si collocano tra il 30% e addirittura il 50%. E questo è già di per sé uno spreco insopportabile. L’Ato ha ratificato, insomma, con l’approvazione del nuovo piano d’ambito, quello che era stato già deciso molti mesi orsono (un precedente aumento a 1,36, in verità, era stato deciso a ottobre, ma la delibera era incorsa negli strali del Comitato di vigilanza per le risorse idriche che l’aveva bocciata).
Era l’ultimo atto, quello dell’adeguamento della tariffa, programmato nel piano d’investimenti della regione. Ma i consumatori insorgono. Con quest’aumento, l’acqua di Puglia costa più che nel resto d’Italia se si fa eccezione per la Toscana.
E va inscena anche il balletto delle cifre: chi dice che l’aumento non inciderà sulle bollette per più di 13 euro all’anno. Chi invece parla di un incremento di 30 euro. Polemica politica in coda. «Il Governo Vendola - attacca il capogruppo di Forza Italia-Pdl, Rocco Palese - continua con la sua politica vessatoria nei confronti dei pugliesi con aumenti di tasse e tariffe. La "stangata" si assomma alle addizionali Irpef e Irap già in vigore da circa tre anni e all’accise sulla benzina sospesa appena 10 giorni fa.
L’assessore Amati minimizza, il suo collega Pelillo rassicura: "!Sarà come prendere un espressino, anziché un caffè". Commenti sui quali – se la gestione finanziaria ed amministrativa della Regione Puglia non fosse drammatica - ci sarebbe da ridere. Pelillo ed Amati, forse, pensano che i contribuenti pugliesi dispongano di risorse infinite e li trattano come spugne da spremere».
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categoria: politica, sinistra, puglia, regione
L'Italia della cultura debole fra cantanti, calciatori e veline
(di Massimo Fini)
"Voi intellettuali, voi uomini di cultura, dovreste fare qualcosa, per fermare questa deriva italiana, politica ed etica" mi dice il mio barista rinunciando per una volta a parlare di calcio mentre intorno a noi impazzano le discussioni per le tre pappine che il Brasile ha rifilato all’Italia nella comica Confederations Cup.
"Nella nostra società gli uomini di cultura, ammesso che ne esistano ancora, non contano niente, non hanno alcuna influenza" rispondo. "Un rutto di Costanzo, o chi per lui, può distruggere la Critica della ragion pura".
"Ma un tempo non era così, immagino".
"No. Nella Grecia classica erano Platone e Aristotele, con le loro scuole, a dare le categorie, politiche ed etiche, che si trasmettevano agli uomini di governo e scendendo giù per li rami, alla popolazione. Col crollo delle strutture giuridiche dell’Impero romano furono i Padri della Chiesa (Agostino, Ambrogio) ad assumere questa funzione di guida. Nel Basso Medioevo è stata la Scolastica, con Tommaso d’Aquino, Alberto Magno, Raymond De Pennefort, Buridano, Oresme, Duns Scoto, ad informare la politica conducendo, tra l’altro, una lunga, generosa, e per parecchi secoli vittoriosa, battaglia contro il profitto, l’interesse, l’usura. Poi furono i pensatori illuministi, Stuart Mill, Locke, Kant, Hegel, Marx a porre le basi del mondo moderno. Ma, direi che, per quel che riguarda l’Italia, la filosofia, la cultura e l’arte hanno largamente influenzato la società e la politica fino al Fascismo compreso. E ciò è avvenuto persino nel dopoguerra italiano proprio grazie alle "famigerate" ideologie: il liberalismo, l’idealismo crociano, il cattolicesimo sociale di Don Sturzo, il socialismo, il marxismo".
"E oggi?"
"Oggi la classe politica, in linea generale, è formata da persone non solo prive di cultura ma che non ne sentono l’utilità. Da uomini senza qualità. La loro unica qualità e di non averne alcuna. Ma non sono comunque costoro a dare il trend nel campo del costume, dei comportamenti sociali, dell’etica pubblica".
"E chi allora?"
"Sono i protagonisti dello star system televisivo, i cantanti, i calciatori e qualche imprenditore ben lontano però da quell’etica protestante del capitalismo che per un paio di secoli ha legittimato la borghesia come classe di potere. Conduttori di talk show, cantanti, calciatori, veline, questa è la nuova classe dirigente italiana. Quella che detta le regole, le categorie. Se c’è una questione di costume o sociale o anche etica i giornalisti non vanno a chiedere lumi a Severino, a Vega, a Giorello, a Viano, a Rovatti, a Ceronetti ma a Fiorello, a Celentano, ad Alba Parietti".
"Che cosa può fare il cittadino per cambiare questo stato di cose?"
"Niente. In democrazia niente. In una dittatura si può almeno sperare di abbattere il tiranno, la democrazia è un sistema proteiforme dove non ci sono mai dei responsabili. Ogni cinque anni il cittadino va a votare questo o quello, ma in realtà può scegliere solo a quale oligarchia di potere preferisce essere sottomesso. In realtà la vera scelta del cittadino è fra queste due possibilità: o si infeuda in qualcuna di queste oligarchie, partiti, lobbies, mafie promettendo l’obbedienza in cambio di vantaggi oppure, se gli è rimasto quel tanto di dignità per non accettare questi umilianti infeudamenti, la sua sorte è di vivere ai margini rinunciando a realizzare le proprie legittime ambizioni".
"È stata la sua scelta, dottor Fini?"
"Non spetta a me dirlo".
"Cosa sta facendo adesso, scrivendo un altro libro?"
"No. Scrivere libri o articoli, gliel’ho detto, è inutile. Meglio partecipare a "X-Factor". Faccio, come tutti, la mia parte di vacanze".
"Dove?"
"In Corsica, il posto più vicino più lontano dall’Occidente. Dove gli uomini sono ancora uomini virili e le ragazze, che sono belle (la Castà non è un’eccezione) non si vendono ai potenti o agli impotenti di turno per 200 euro o un posto in una fiction".
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categoria: italia, politica
da www.lagazzettadelmezzogiorno.it
Ombre si allungano anche su Barletta.
La rimozione di Lea Cosentino alla guida della più grande azienda sanitaria pugliese viene data ormai per certa negli ambienti della politica regionale. Ma il problema più grande sarà trovare chi sostituisca l’avvocato leccese, notoriamente molto vicina al parlamentare pd Gero Grassi, in un incarico che in questo momento è considerato bollente. Nominare un nuovo direttore generale a tempo - il mandato durerebbe poco più di un anno - non sarà infatti impresa facile. Ieri mattina è squillato il cellulare di molti manager della sanità pugliese, cui è stata chiesta «un’opinione» sul possibile avvicendamento. E le risposte ricevute da chi, per conto di Vendola, si è assunto l’incombenza di compiere il sondaggio, sono state più o meno simili: una sfilza di «no, grazie» e tanti auguri per la ricerca del sostituto.
Cosicché oggi al governatore verrà probabilmente prospettato uno scenario di questo genere: affidarsi a una norma di legge che, in caso di impedimento del direttore generale, permette di affidare la guida dell’Asl al direttore amministrativo per un periodo massimo di 6 mesi. Insomma, l’idea è che la Asl di Bari possa essere lasciata nelle mani del direttore amministrativo, Francesco Lippolis, per il tempo necessario a trovare un sostituto. L’altra ipotesi è quella del commissario, per la quale ieri circolava il nome di un funzionario dell’assessorato alla Salute. Ma certo, politicamente, il commissariamento avrebbe un sapore di «emergenza» poco compatibile con il basso profilo che l’entourage di Nichi Vendola intende dare a tutta questa vicenda. Una volta che avrà chiaro il quadro delle inchieste in corso - il capo dell’avvocatura, Nicola Colaianni, sta preparando una relazione - Vendola potrebbe decidere di muovere altre pedine. Chi viene dato in bilico è il direttore amministrativo della Asl di Barletta, Felice De Pietro: oltre ad essere già destinatario di un avviso di garanzia nell’inchiesta sull’ex assessore regionale Alberto Tedesco, avrebbe ricevuto dalla Guardia di finanza una contestazione per l’acquisto di protesi ortopediche in violazione del capitolato d’appalto predisposto dalla stessa Asl.
L’azienda barlettana è infatti l’unica ad aver introdotto regole che limitano la discrezionalità dei medici e privilegiano il fornitore che garantisce il prezzo più basso. Uno dei principali fornitori della Asl barlettana, nel periodo 2005-2007, è stata proprio la «Tecno Hospital» dei fratelli Tarantini: dei due, Gianpaolo è il protagonista dell’inchiesta sulle «escort» per il presidente Berlusconi. Secondo fonti qualificate del settore, pare infatti che nel 2008 alcune aziende sanitarie abbiano raddoppiato la spesa rispetto all’anno precedente. In molti, Guardia di finanza compresa, sono interessati a capire i motivi di questo boom (che comunque riguarda tutti i settori e non solo l’ortopedia). Può essere accaduto perché le aziende sanitarie hanno incrementato le attività . Pur volendo escludere che siano state impiantate protesi non necessarie - sarebbe un reato odioso, oltre che grave - c’è il rischio che la spesa sia lievitata anche per la tendenza a privilegiare alcuni fornitori a discapito di altri. Nel frattempo, l’assessorato regionale alla Salute ha disposto che i capitolati per le prossime gare d’appalto relativi alle protesi siano ispirati a quello della Bat. Sperando che basti.
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categoria: puglia, inchiesta, barletta, attualità , sanitÃ
...ogni tanto rispunta...
D’Alema sogna il golpe «Ci saranno scosse Il Pd si tenga pronto»
Non c’è nessun «complotto», assicura Massimo D’Alema, tanto meno ispirato dal centrosinistra. Ma, a suo parere, Silvio Berlusconi è «un leader dimezzato, colpito nella sua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica internazionale» e «debole anche agli occhi del Paese». Quindi, avverte l’ex ministro degli Esteri, l’opposizione deve essere pronta ad «assumersi le sue responsabilità», perché sulla scena politica italiana potranno esserci «scosse».
D’Alema parla a Raitre, intervistato da Lucia Annunziata, e le sue fosche previsioni fanno rumore in una sonnacchiosa domenica pre-ballottaggi, con il premier già volato oltre oceano per incontrare Barack Obama dopo aver denunciato un «piano eversivo contro di me». Da un lato, l’esponente del Pd (che nella sua esternazione non risparmia colpi al gruppo dirigente del suo partito, col quale «ho rapporti ottimi ma saltuari», e che invece di valorizzare il suo impegno «mi chiede passi indietro») smentisce l’esistenza di una trama anti-Berlusconi ordita da pezzi di establishment e di stampa con la complicità dell’opposizione. Dall’altro, però, avalla la possibilità di crisi con propaggini «internazionali», e smottamenti politico-istituzionali in cui il Pd potrebbe avere una partita da giocare. Anche se ne indica l’epicentro dentro la stessa maggioranza: «Nel centrodestra c’è un malessere evidente, e a comandare è la guardia pretoriana di Bossi». Una situazione, afferma, che evoca «la fine dell’impero», quando appunto «le guardie pretoriane contano più dei senatori».
Dal Pdl le reazioni non si fanno attendere, e le accuse al leader Pd di «non rispettare la volontà popolare» che ha investito col voto la leadership berlusconiana e il governo del centrodestra. Più curioso è il silenzio del Pd, che solo a sera manda un vicecapogruppo, Zanda, a fare una timida difesa pro-forma: D’Alema «ha toccato qualche nervo scoperto», viste le «reazioni scomposte» del Pdl. Tocca allo stesso ex premier intervenire per rispondere alle «esagitate» accuse ricevute: «È Berlusconi - spiega - a produrre instabilità e a scuotere l’equilibrio di governo con la denuncia di presunti complotti». Concetto confermato di lì a poco da Pierluigi Bersani, il candidato segretario che D’Alema dice di sponsorizzare: «Mi pare evidente che è Berlusconi a dare le scosse a Berlusconi».
In verità, dentro il Pd le parole dalemiane hanno creato qualche sorpresa, e qualche interrogativo. E l’interpretazione più accreditata è quella di una «ansia di protagonismo interno, in chiave pre-congressuale», come sintetizza brutalmente un dirigente ex Ppi: «con la sua uscita, ha scavalcato e messo in ombra Franceschini, mettendosi al centro della scena come l’unico, vero interlocutore nel Pd in caso di nuovi scenari. Non a caso cerca da mesi di costruire assi preferenziali con personaggi come Fini o Tremonti, che potrebbero emergere nel dopo-Berlusconi. Se mai ci fosse». E non a caso, si fa notare, D’Alema ha ributtato lì l’ipotesi di una sua scesa in campo dentro il partito, in una situazione di «emergenza nazionale» che richieda il ritorno della «vecchia guardia».
Un altro dirigente, schierato con Bersani, osserva (sempre dietro richiesta di anonimato) che l’idea di un Berlusconi sull’orlo della crisi «appare quanto meno fantasiosa: quale maggioranza parlamentare potrebbe mai decidere di scegliere un successore di Berlusconi, contro di lui? Certo, le voci girano. Ma la realtà è che in questo Parlamento il premier ha una maggioranza schiacciante di fedelissimi, e che finché la Lega è così schierata con lui non c’è margine di manovra». E il congresso Pd? «D’Alema - spiega il filo-bersaniano - è costretto a sostenere Pierluigi, ma in realtà gli pesa. Anche perché Bersani non vuole proporsi col timbro dalemiano, e si sta costruendo una rete autonoma». In casa dalemiana, naturalmente, l’interpretazione è diversa: «Siamo in campagna elettorale: Berlusconi ha offerto l’assist mettendo in conto una possibile crisi e dando un’immagine di debolezza della maggioranza, Massimo rilancia». Sono mesi, spiegano i suoi, che D’Alema «avverte che la parabola di Berlusconi, dopo aver toccato l’apice, non può che declinare. E che se si appanna la sua leadership, dentro il centrodestra si aprirà la guerra di successione», con una «destabilizzazione» inevitabile del governo. Processi politici, non «complotti»: ma «un’opposizione responsabile deve esser pronta a intervenire, invece di avvitarsi in dibattiti sulle candidature congressuali».
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categoria: politica, pd , pdl
il 6 e 7 giugno
basta un segno di croce
sull' unico simbolo de IL POPOLO DELLA LIBERTA'
con BERLUSCONI per FRANCESCO VENTOLA!!!
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categoria: politica, barletta, provincia, bat , pdl
Battisti: meglio morire che tornare in carcere in Italia
L'ex militante della lotta armata Cesare Battisti, in carcere in Brasile in attesa della sentenza della Corte Suprema brasiliana sulla richiesta di estradizione dell'Italia, ha lasciato intendere che preferirebbe suicidarsi piuttosto che tornare in una prigione italiana. Continua a leggere questa notizia
Lo scrivono oggi alcuni media francesi, annunciando un'intervista a Battisti - oggi noto anche come scrittore di romanzi "noir" - che andrà in onda sabato prossimo sul canale tv franco-tedesco "Arte".
Cinquantaquattro anni, ex militante dei Proletari Armati per il comunismo, Battisti ha detto nell'intervista tv che "non arriverà mai vivo in Italia", ritenendo che "il momento della propria morte" rientra "nelle cose che si possono ancora scegliere". In quel caso, la sua morte sarebbe causata "dall'ingiustizia del governo italiano".
"Quella di Battisti è una sfrontatezza senza limiti. Se davvero meditava il suicidio avrebbe potuto pensarci dopo gli omicidi da lui commessi", ha detto in un comunicato il ministro della Difesa Ignazio la Russa, commentando l'anticipazione del servizio di Arte.
La Corte suprema del Brasile, paese in cui Battisti era giunto clandestinamente dopo la fuga dalla Francia per evitare l'estradizione in Italia, deve decidere se l'uomo va consegnato alle autorità italiane o lasciato libero, come ha deciso il governo brasiliano, riconoscendogli lo status di rifugiato.
In una precedente vicenda, la Corte aveva stabilito che lo status di profugo non preclude necessariamente l'estradizione.
Battisti è stato condannato in via definitiva in Italia per due omicidi e per il concorso in altri due assassinii.
Battisti fu arrestato alla fine degli anni 70, ma evase dal carcere nel 1981. Si rifugiò prima Oltralpe poi in Messico, per tornare però nel 1991 in Francia.
A Parigi, dove aveva trovato lavoro come portiere di condominio, iniziò la carriera di scrittore, pubblicando diversi libri gialli, spesso a sfondo politico.
Le autorità francesi, che avevano rifiutato una prima volta l'estradizione in Italia negli anni 90, hanno approvato in via definitiva la sua riconsegna all'Italia nel 2006. Ma nel frattempo Battisti, che era in libertà vigilata, ha fatto perdere le sue tracce ed è scappato in Brasile.
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categoria: giustizia, terroristi